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Galleria Ali del Musone

Per chi non conosce il nostro territorio, parlare di Musone può voler dire non molto. Il paradosso è che anche per molti che abitano nei pressi della valle di questo fiume parlare di “Ali del Musone” significa ben poco.

Sono anni che percorro le sponde di questo fiume con il fedele binocolo e la zavorra fotografica sulle spalle. E’ così ho scoperto il mio fiume,  popolato da tante creature alate che si concedono alla vista con pudore, e solo a chi vuole dedicare occhi ai loro colori e orecchie ai loro canti.  Ho imparato, nel tempo, a conoscerli e  a distinguerli nella moltitudine di colori, di forme e di voci che sono la colonna sonora e scenario di questo piccolo corso d’acqua:  il fischio ripetuto e penetrante del Martin pescatore con i suoi tuffi olimpionici, la cantilena di suoni squillanti e lamentosi del Torcicollo, il tambureggiare del picchio rosso alla ricerca delle larve nei tronchi abbandonati dall’uomo e dalla vita, la risata squillante, beffarda ed improvvisa del picchio verde.
Il loro avvicendamento scandisce le mie stagioni di osservatrice della natura:
Il cormorano che lasciati per un po’ i lidi marini non disdegna di risalire il fiume per venire a riscaldarsi le ali al primo sole primaverile posandosi su di un tronco trasportato dalle piene invernali cercando di dimenticare qui, il mare burrascoso della stagione fredda.
I gruccioni che annunciano l’arrivo della bella stagione quando il cielo d’improvviso si riempie di piccoli aquiloni colorati, con l’aria pervasa dai loro uggiolii festosi, mentre riprendono possesso dei luoghi lasciati alla fine della scorsa estate riaffermando il loro esuberante diritto a partecipare allo spettacolo della vita in un continuo frullio di ali colorati sul fiume.
Il pettirosso che ritorna al fiume in ottobre per svernare,  annunciando col suo canto flautato e  malinconico che la bella stagione è giunta al termine.
Infine tutti i piccoli amici alati che saltellando sulla neve, con le piume arruffate nel tentativo di trattenere un po’ di calore, cercano una piccola riserva di energia per affrontare la guerra quotidiana contro il freddo invernale.
Tutto questo mi fa credere che nessuno possa rimanere insensibile a queste meraviglie, e che la loro salvaguardia sia possibile solo avvicinando la gente comune alla conoscenza di questi  spettacoli che la natura, mamma prodiga, mette in scena ogni giorno per noi.  Sono convinta che la divulgazione di questa conoscenza, sia inoltre il mezzo migliore per valorizzare il nostro territorio anche in termini  di apprezzamento sociale e turistico.

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