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Su la… cresta

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Su la…cresta

“Regale è apparsa con la cresta rialzata, come corona in testa; i tordi e i passerotti sotto; sbiaditi apparivano al suo cospetto.”

Così la descriveva Eugenio Montale in un brano in “Ossi di seppia”, stiamo parlando dell’upupa, un uccello che è certamente uno dei più belli dal punto di vista estetico tra l’avifauna delle nostre latitudini, la sua bellezza però non l’ha salvata dall’essere considerata portatrice di sventura e quindi “uccello del malaugurio” a causa del suo verso ripetuto che al crepuscolo alimentava le superstizioni popolari.  Con questa immeritata nomea compare anche nei “Dei Sepolcri” di Ugo Foscolo. Eugenio Montale, tuttavia, la riabilita  definendola  un uccello “ilare” calunniato dai poeti.

Descrizione e classificazione:

L’upupa appartiene all’ordine dei coraciformi, famiglia upupidi, genere upupa, specie upupa  epops, ha una  lunghezza che va dai 25 ai 29 cm, con una apertura alare tra i 44 e 48 cm. La  sua livrea è inconfondibile, di un marrone molto chiaro quasi arancio nella parte superiore del corpo che diventa a strisce orizzontali bianco e nere nella sua parte inferiore. Il capo è provvisto di un bel  ciuffo erettile di penne che formano un ventaglio sempre bianco e nero, mentre  il becco appare  piuttosto lungo  sottile e un po’ ricurvo verso il basso. In volo la silhouette è caratterizzata da ampie ali arrotondate; posata appare snella, le zampe sono corte e tozze.

Distribuzione e habitat:

L’Upupa è una specie diffusa nelle regioni meridionali d’Europa; in Asia e Africa settentrionale. In inverno effettua una migrazione verso i tropici. In Italia, dove è presente nelle zone di pianura e di collina, è relativamente comune fino agli 800 metri di altitudine, lungo tutta la penisola e nelle isole. Predilige ambienti aperti o caratterizzati da una rada vegetazione arborea come uliveti o mandorleti, preferibilmente in zone calde ed assolate. Il tradizionale paesaggio agricolo dei versanti vallivi esposti a sud, con un mosaico di filari d’alberi, campi terrazzati e prati  è ideale per l’upupa; la specie ha per contro abbandonato le monocolture presenti nelle pianure più fertili; gradisce frequentare anche le pianure più o meno boscose e, con un po’ di fortuna, è possibile incontrarla anche nelle zone verdi delle città. Nell’Europa meridionale spesso la si può avvistare tra i vigneti o presso boschetti, frutteti o lungo i muretti a secco costeggianti  strade sterrate.

Biologia e comportamento:

L’upupa colloca il suo nido all’interno di profonde  cavità presenti nei vecchi alberi o in nicchie lungo pareti rocciose ma anche in costruzioni rurali o ruderi. Le uova vengono deposte in un numero da 5 a 8 una due volte all’anno e vengono covate per 17 giorni, nel periodo che va dalla metà di giugno alla metà-fine luglio. I piccoli si trattengono nel nido per più di 3 settimane, accuditi da entrambi i genitori. Per le caratteristiche legate alla modalità di nidificazione sia le uova che i pulli sono soggetti alla predazione da parte di volpi, donnole o la faina, per questo i genitori sono estremamente prudenti nel recarsi al nido per le imbeccate, prima di lanciarsi sulla cavità che contiene i nidiacei effettua ampi voli di ricognizione, rimane poi posata nelle vicinanze, ed infine quando è sicura che nessuno è in vista effettua l’imbeccata che dura pochissimi secondi ed è preceduta da un richiamo simile ad un sibilo. Per proteggersi da eventuali predatori poi, i nidiacei posseggono una singolare forma di difesa: investono il visitatore indesiderato con i loro escrementi puzzolenti. La sua alimentazione è rappresentata da grossi invertebrati quali grilli,  bruchi, larve, ragni, millepiedi, lombrichi, chiocciole; che cattura nei prati. Altra caratteristica di questo bel volatile è quella di lanciare  in aria per poi afferrare al volo, ragni, lucertole ed altri minuscoli animali. In particolare è ghiotta degli insetti che trova sullo sterco di bue. Non presenta un particolare dimorfismo sessuale, maschio e femmina sono quindi simili. Il canto è  un monotono sordo e lento “houp-oup-oup”, che viene ripetuto incessantemente all’inizio del periodo riproduttivo. Quando vola non effettua traiettorie rettilinee ma degli ampi “su e giù” ondulatori. Per la sua abitudine di frequentare le strade sterrate spesso ama concedersi bagni di polvere che la aiutano a liberarsi dei parassiti.

 

Tutte le immagini sono realizzate con Canon Eos 40D, Canon 70-200 mm f2.8 L USM, duplicatore di focale 1.4x, treppiede manfrotto, capanno mimetico.

 

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