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La cicogna nera (Ciconia nigra)

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La cicogna nera è una specie distribuita dalla Spagna alla Russia sud-orientale tra il 35° e Il 60° parallelo N, In italia negli anni ’80 sono state registrate una decina di esemplari per lo più isolati in Piemonte, Lombardia, Puglia; nel 1994 fu documentata la prima nidificazione, e nel 2002 censite cinque coppie nidificanti in Piemonte, Lazio, Basilicata, Calabria. I soggetti qui ripresi sono rispettivamente un adulto e un giovane, frutto di una nidificazione che ha portato all’involo ben quattro pulli avvenuta questa primavera-estate nel Parco Regionale “Terra delle gravine” in Puglia. Per la verità questo è il terzo anno consecutivo che la coppia nidifica nel sito in questione sempre con successo, segno che la posizione del nido è tale per cui il disturbo antropico e insignificante. dato il carattere elusivo, la cicogna nera, a differenza della più famosa cugina bianca, ha bisogno di molta tranquillità quando è nel periodo riproduttivo. Questo inizia subito dopo i primi arrivi, che pare avvengano dallo stretto di Messina, verso la fine di marzo; la cova dura dai 32 ai 38 giorni in cui la coppia si alterna nelle cure parentali, mediamente 2-3 piccoli giungono all’involo, e in agosto-settembre la famiglia intraprende la migrazione autunnale verso l’Africa. Durante la migrazione la si può trovare in zone aperte, prati, risaie, rive di laghi o fiumi; è molto schiva e solitaria difficilmente avvicinabile. Nel periodo riproduttivo invece frequenta zone molto nascoste come foreste attraversate da corsi d’acqua o che abbiano zone umide limitrofe. generalmente nidifica su alberi come pini o querce, in Europa centrale, mentre in spagna, Grecia, Italia del sud è frequente riscontrarla in parete rocciosa. E’ considerata una specie rara, aveva subito un brusco declino a causa del degrado delle foreste e del bracconaggio, negli ultimi anni pare abbia risentito favorevolmente della campagna di sensibilizzazione per la cicogna bianca, tanto che la popolazione si è incrementata. Ai siti riproduttivi abituali è assolutamente necessario garantire un’ampia zona di rispetto (almeno 600 metri), l’astenzione di attività forestali, e il disturbo antropico.

Bibliografia: “Uccelli d’Italia”, quaderni di conservazione della natura n° 22

Luigi De Vivo

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