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Le zone Umide, un patrimonio di biodiversità

Salina dei monaci

Le zone umide un patrimonio di biodiversità

Il 2 febbraio si celebra la  giornata mondiale delle zone umide, in occasione, nel 1971, della  stipula della convenzione di Ramsar il primo  trattato intergovernativo con lo scopo di occuparsi della conservazione e la gestione degli ecosistemi naturali. In particolare si pose l’attenzione alla salvaguardia della vita selvatica di un ecosistema poco conosciuto e tradizionalmente non tutelato; le zone umide appunto.  Attualmente  più di 150 paesi vi aderiscono e sono tutelate  oltre 900 zone umide in tutto il mondo.

L’Italia è un paese che possiede  7500 km di coste di diversa tipologia; e  uno degli aspetti più interessanti, è il rapporto tra il mare e le acque interne ad esso adiacenti, le cosiddette zone umide costiere.

Nello specifico in base alla Convenzione di Ramsar, per “zone umide” s’intendono «…le paludi e gli acquitrini, le torbiere oppure i bacini, naturali o artificiali, permanenti o temporanei, con acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra, o salata, ivi comprese le distese di acqua marina la cui profondità, durante la bassa marea, non supera i sei metri.»

Possono essere quindi considerate “zone umide”: i laghi, le torbiere, i fiumi e le foci, gli stagni, le lagune, le valli da pesca, i litorali con le acque marine costiere. Ed inoltre, tra le opere artificiali, le casse di espansione, gli invasi di ritenuta, le cave di inerti per attività fluviale, i canali, le saline e le vasche di colmata.

In Italia sono stati individuati  51 siti Ramsar per una superficie totale di oltre 60.000 ettari.

Le zone umide rivesto una notevole importanza per diversi aspetti:

Idrogeologico: perché attenuano fenomeni naturali come le piene dei fiumi creando un effetto spugna rallentando di fatto la velocità dell’acqua con conseguente riduzione del rischio di alluvioni.

Chimico e fisico: la vegetazione delle zone umide assimila e cattura nutrienti, cioè composti azotati  e ricchi di potassio che creano condizioni favorevoli alla decomposizione microbica della sostanze organiche.

Biologico: In quanto rappresentano un formidabile scrigno di biodiversità. Basti pensare che tra gli uccelli a rischio estinzione ben 146 specie  sono dipendenti dalle zone umide.

Economico: Si pensi alla piscicoltura  o all’allevamento dei molluschi o la produzione di sale.

Scientifico, educativo, ricreativo: grazie alle svariate attività, tra cui in particolare il birdwatching questi luoghi sono molto frequentati dai visitatori amanti dell’avifauna acquatica; inoltre in molte zone sono ancora presenti vecchi manufatti che testimoniano la presenza di antiche attività umane legate alle zone umide; infine le zone umide si prestano molto bene all’elaborazione di studi e lavori scientifici.

Nella foto la “Salina dei Monaci” nella Riserva regionale orientata del litorale tarantino orientale, Puglia.

Luigi De Vivo

www.luigidevivo.com

 

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