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Microscopici abitatori dei boschi

Questo lavoro rappresenta la continuazione del mio articolo precedente “Piccoli abitatori dei boschi“, pubblicato sempre su questo sito. Anzi, ne rappresenta la naturale prosecuzione, dal momento che da diversi mesi oramai, sto svolgendo continue sessioni fotografiche nei boschi della mia terra, nell’ambito della mia attività di fotografo naturalista e paesaggista.

In realtà i minuscoli abitatori di cui vi voglio parlare non sono specifici dei boschi, tuttavia si rinvengono anche in questi particolari ecosistemi, contribuiscono al mantenimento della biodiversità e garantiscono una crescita più sana del bosco.

Si tratta dei “microrganismi”, soprattutto di quelli legati all’acqua o, comunque, all’umidità. Sono capaci di degradare gli organismi morti, riducendoli in sostanze minerali che vengono reimmesse nell’ambiente a disposizione di altri organismi (piante, funghi, etc.). Al contempo fanno da cibo per organismi più grandi e, quindi, si trovano alla base della piramide alimentare.

Già i batteri, in assoluto i microrganismi più piccoli e più numerosi, costituiscono una “pellicola” che avvolge e che permea tutto (la nostra stessa esistenza è garantita da miliardi di batteri che vivono in simbiosi con il nostro corpo e che danno luogo ai processi digestivi, alla sintesi di sostanze vitali, etc.). Li ritroviamo nel terreno, sulle foglie marcescenti, sui tronchi, nel muschio, sulle rocce, nell’aria, insomma, ovunque! Ne volete una prova?

Individuate una roccia, un ramo o un tronco dal quale penda un rigoglioso muschio; bagnatelo con dell’acqua avendo l’accortezza di mettervi una boccia sotto; spazzolate e spremete il muschio facendo in modo che detriti e acqua finiscano nella boccia; eventualmente ripetete più volte l’operazione; chiudete la boccia e lasciate decantare.

Dopo un po’ di tempo aspirate con un contagocce (o con una siringa) un po’ d’acqua col sedimento del fondo e osservatela con un microscopio biologico. Che cosa vedete?

Il muschio ospita una varietà di forme viventi microscopiche: amebe, tardigradi, batteri, diatomee, etc.

Un semplicissimo esperimento come questo ci dimostra che i microrganismi sono davvero ovunque e rappresentano una delle componenti vitali di un bosco.

Ma vi è un modo ancora più facile di procurarsi i microrganismi, tra l’altro in maggior numero e con maggiore varietà di forme: il prelievo di campioni dalle piccole o grandi raccolte d’acqua naturali del bosco, quali ruscelli, sorgenti, laghetti, stagni, pozzanghere, etc.

Sono sufficienti alcuni barattoli di plastica a chiusura ermetica da riempire d’acqua per due terzi (così da lasciare un po’ d’aria per gli scambi di ossigeno).

Assieme all’acqua, prelevata dal fondo o dalla superficie melmosa, si mettono nei barattoli anche ciuffi di alghe e ramoscelli o foglie marce galleggianti.

A casa potremo aprire i barattoli. Con il materiale così raccolto avremo per un po’ di tempo (da qualche giorno a qualche settimana) bellissimi soggetti da fotografare attraverso il microscopio.

E così veniamo al dunque: la fotomicrografia dei microrganismi rientra a pieno titolo nel vastissimo campo della fotografia naturalistica. Cambia solo una parte dell’attrezzatura. All’obiettivo fotografico (grandangolo, tele o macro) si sostituisce un microscopio con una propria ottica e un proprio sistema di illuminazione. Forse aumentano le difficoltà tecniche (ma non è detto!), certamente cambia l’approccio.

Fondamentale è possedere un microscopio (biologico o stereoscopico) al quale poter applicare un apparecchio fotografico. La differenza tra le due tipologie di microscopio risiede, a livello fotografico, nell’ingrandimento a cui si può lavorare: qualche decina di ingrandimenti con lo stereomicroscopio, molti di più con il microscopio biologico.

Le specie che è possibile trovare in un determinato luogo cambiano continuamente in base alle stagioni e alle condizioni ambientali. Anche nei nostri barattoli assisteremo continuamente al declino di alcune specie e allo sviluppo di altre.

Una parte del fascino di questa attività sta anche in questo: non si sa mai che cosa finirà sotto le lenti del microscopio.

A dire il vero alcune specie sono ben visibili a occhio nudo. Si tratta di alghe filamentose, verdi o azzurre, che formano ciuffi e ammassi, agglomerati di alghe azzurre appartenenti al genere Nostoc (cianobatteri), piccoli crostacei come i Copèpodi, gli Ostràcodi e i Fillòpodi con dimensioni di uno o due millimetri al più, piccolissime chioccioline d’acqua dolce, planarie, larve di insetti, nematodi, etc.

Per i soggetti più grandi è sufficiente uno stereomicroscopio in grado di offrire qualche decina di ingrandimenti che possono tradursi, sul sensore, in un rapporto di riproduzione di circa 15:1 – 20:1, a cui aggiungere l’eventuale fattore di equivalenza per sensori non full-frame.

Per i microrganismi più piccoli, fino ai batteri, serve necessariamente un microscopio biologico col quale si lavorerà con ingrandimenti ben maggiori, convenzionalmente da 40 a 1000, e rapporti di riproduzione proporzionalmente più alti.

Diverse, poi, sono le tecniche impiegabili:

  1. Ripresa Afocale: fotocamera completa di obiettivo da montare sul microscopio completo di oculare;
  2. Ripresa Diretta: fotocamera senza obiettivo da montare sul microscopio senza l’oculare;
  3. Ripresa per Proiezione: fotocamera senza obiettivo da montare sul microscopio completo di oculare.

Molto dipenderà dalle attrezzature in nostro possesso. Serviranno alcune prove per trovare la configurazione migliore. In ogni caso avremo bisogno di appositi adattatori.

Riguardo agli adattatori, chi ha una certa manualità nel fai-da-te potrà autocostruirseli, altrimenti si potranno acquistare già belli e pronti. Tuttavia gli aspetti tecnici esulano dagli scopi di questo articolo!

Recentemente ho fotografato i microrganismi acquatici prelevati da tre differenti punti del Bosco della Contessa (Monti Iblei), in inverno:

  1. Stagno della Contessa (un piccolo laghetto artificiale in via di rinaturalizzazione);
  2. piccola pozza d’acqua facente parte di un gruppo di risorgive prossime al laghetto e, forse, legate al laghetto stesso;
  3. pozza d’acqua stagnante sul letto di un ruscello in secca.

Ambienti diversi, quindi. Vitale e limpido quello dello stagno; in via di disseccamento, ma ricco di ossigeno e alghe microscopiche, quello delle risorgive; quasi morto e asfittico, ma con numerosi ciuffi di alghe, quello del ruscello in secca.

Alla diversità degli ambienti di prelievo è corrisposta una profonda diversità delle specie presenti.

Nei campioni prelevati, le pulci d’acqua (Fillòpodi) e i Copèpodi popolano lo stagno; gli Ostràcodi popolano soprattutto le risorgive, insieme a numerose specie di alghe verdi unicellulari, alghe verdi e azzurre filamentose e planarie; invece rotiferi, vermi e ciliati (come i parameci) popolano la pozza d’acqua stagnante.

Piuttosto che passare in rassegna la bellezza della vita microscopica riscontrata, preferisco far parlare le mie fotografie con la speranza che possano incontrare il vostro favore.

Invece, ai curiosi degli aspetti tecnici sono destinate queste ultime righe.

Per realizzare le fotografie che corredano questo articolo ho sfruttato il metodo per proiezione: una reflex full-frame collegata ad un microscopio biologico trinoculare, predisposto, quindi, per riprese fotografiche e video, mediante un adattatore autocostruito.

La reflex viene applicata senza obiettivo e come oculare “di proiezione” utilizzo un Wide Field 10X-20mm. Si tratta di un oculare a grande campo; non è progettato per la fotografia ma mi ci trovo bene.

Il microscopio è corredato di un condensatore di Abbe e cinque obiettivi. Per le riprese ho usato un obiettivo Achromatic Super Contrast 4X, un Achromatic Super Contrast 10X, un Plan Achromatic 20X e un Achromatic Super Contrast 40X. Illuminazione in campo chiaro e illuminazione obliqua.

Le immagini sono state acquisite direttamente al PC mediante il software a corredo della reflex; sviluppate con un noto software per lo sviluppo e l’archiviazione e migliorate con un altro famoso software. Alcune sono il risultato del focus stacking di più fotografie.

 

Per altre immagini del micromondo:

https://www.fpnaturephotography.com/portfolio-natura-microscopio.html

 

stagno
Stagno del Bosco della Contessa in inverno (un inverno, quest’anno, privo di precipitazioni).

 

stagno
Un’altra veduta dello stagno.

 

stagno
Particolare dello stagno vicino a una sponda.

 

risorgiva
Pozza d’acqua della risorgiva, oramai in via di prosciugamento per l’assenza di precipitazioni.

 

pulce acqua
Simocephalus vetulus. Una pulce d’acqua: un genere di graziosi fillòpodi (Phylum ArthropodaSubphylum Crustacea). Soggetto di circa 2 mm, con alcune uova.

 

pulce acqua
Simocephalus vetulus. Particolare delle uova contenute nel “vano di incubazione”.

 

nauplio
Stadio larvale (nauplio) di un crostaceo. Probabilmente il nauplio di un copèpode o di un ostràcode. Dimensioni inferiori al millimetro.

 

muschio acquatico
Fogliolina di muschio acquatico. Sono visibili le cellule e i cloroplasti verdi. Si vedono anche due filamenti di alghe microscopiche.

 

sfagno
Dettaglio delle cellule e dei cloroplasti di una fogliolina di muschio acquatico. Si notano anche cellule di Nostoc, un genere di alghe azzurre che si incontra anche sul terreno (gelatina di terra).

 

nostoc
Agglomerato sferico di Nostoc. Quest’alga azzurra appartiene al Regno dei Batteri. Per l’esattezza  si tratta di cianobatteri azotofissatori.

 

zygnema
Alga filamentosa coniugatoficea del genere Zygnema. Ogni cellula contiene due cloroplasti.

 

microcystis flos-aquae
Agglomerato di alghe azzurre Microcystis flos-aquae.

 

microcystis flos-aquae
Cellule di Microcystis flos-aquae.

 

bulbochaete
Alga microscopica del genere Bulbochaete.

 

closterium
Alga microscopica coniugatoficea del genere Closterium. Larghezza massima del soggetto: circa 13 micron.

 

closterium
Alga microscopica coniugatoficea del genere Closterium. All’estremità inferiore sinistra si osservano piccolissimi cristalli di gesso (oppure di solfato di bario) perennemente in movimento a causa dei moti browniani. Gli stessi cristalli sono presenti nell’altra estremità, non visibile in questa foto. E’ una caratteristica del genere Closterium, ma si osserva anche in altri generi. I cristalli nella foto hanno dimensioni di circa 0.5 micron.

 

diatomea
Diatomea del genere Navicula. Soggetto lungo circa 145 micron.

 

alghe verdi
Alghe verdi glaucofite in una guaina gelatinosa. Ogni cellula è lunga circa 40 micron.

 

pediastrum
Una colonia di alghe verdi: Pediastrum boryanum.

 

alghe
Foto di gruppo: in basso a destra un’alga coniugatoficea del genere Cosmarium; al centro probabilmente una piccolissima ameba di forma circolare e una Schroederia spiralis (un’alga verde sinusoidale); l’alga stretta e lunga potrebbe essere una Closterium pronum.

 

 

Felice Placenti
Sono nato alla fine del 1971. Ho iniziato a fotografare le stelle a quattordici anni. Subito dopo sono arrivati i paesaggi e la natura. Per quasi vent'anni ho fatto l'ingegnere, libero professionista. Oggi faccio il fotografo, ho scelto la libertà, ho scelto di vivere la vita tutta d'un fiato, emozione dopo emozione. Mi sento attratto dalle foreste, stregato dall'antico potere degli alberi. Tra paesaggi e stelle cerco di trovare il tempo per ammirare e fotografare anche l'infinitamente piccolo.
http://www.fpnaturephotography.com

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