Giancarlo Mancori

Quand'ero ragazzo abitavo nel quartiere romano di Testaccio, e giocavo sulle sponde del Tevere con lucertole, ramarri, uccelli iniziando
a fotografarli per avere almeno la loro immagine con me. I miei capirono che la fotografia per me era una vocazione, e mi misero 'a bottega' (come si diceva ai tempi degli antichi pittori)
dal Maestro Cesare Picca, che era il più famoso fotografo (pubblicitario) della città. Ci rimasi qualche anno, e appresi il mestiere. Da un po' di tempo fotografo la natura con un taglio
particolare e la porto ai malati negli ospedali. Un medico geniale e coraggioso, il prof. Cosimo Tudisco, dopo aver visto qualcuna delle mie mostre, ha pensato che con quelle potevamo portare la gioia di vivere agli ammalati, perché ognuno si porta nel proprio codice genetico il ricordo, l'impronta della vita più schietta, naturale, vicina al verde e agli animali.











