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CLOSE-UP E MACROFOTOGRAFIA
Testo e fotografie di Gianni C. Schinezos 
Disegni di Francesco Frosi

 
Premessa

Nella quasi totalità dei casi, macrofotografia significa illuminazione artificiale. Ben inteso: macrofotografia nel senso proprio del termine, ovvero riprese con rapporti di riproduzione compresi tra 1:1 e 10:1. In questo breve scritto illustriamo gli schemi di illuminazione più diffusi e creativi che prevedono l’utilizzo dei lampeggiatori.

Si farà riferimento principalmente ai sistemi TTL-flash, ormai diffusissimi e piuttosto affidabili. Tuttavia identici  risultati possono essere ottenuti con lampeggiatori manuali. Basta infatti effettuare qualche test preventivo per standardizzare la distanza flash-soggetto per i diaframmi maggiormente usati in ambito macro (f/11, f/16, f/22) nei diversi rapporti di riproduzione, ad esempio, 1:2, 1:1, 2:1. Ricordiamo comunque che, la maggior parte delle unità flash TTL, consente anche il controllo manuale dell’esposizione.

Schemi di illuminazione

Come visto, quindi, l’impiego di un unico lampeggiatore posto sull’apparecchio, non consente di ottenere risultati pienamente soddisfacenti. Infatti, per la sua stessa natura, l’illuminazione frontale (obiettivo di ripresa e fonte di luce coassiali), non riesce a “modellare” bene il soggetto.

 
Schema ASe occorre operare necessariamente con un unico lampeggiatore, una via alternativa è mantenere questo staccato dalla fotocamera, con un’angolazione di quaranta-cinquanta gradi rispetto all’asse di ripresa e piuttosto sopraelevato. Un piccolo schermo diffusore sulla parabola del lampeggiatore ed un pannello  riflettente posto in parte opposta, opportunamente orientato, consentiranno di ottenere ombre piuttosto morbide e leggibili (Schema A). Si ricordi inoltre che, per mantenere l’automatismo TTL-flash, il cavetto di collegamento tra apparecchio e lampeggiatore deve essere specifico e dedicato per il sistema in uso.  
Per quanto concerne i pannelli riflettenti, conviene orientarsi su quelli portatili che, oltre ad essere leggerissimi, una volta chiusi occupano uno spazio minimo in borsa. Il diametro consigliato per riprese sul campo è quello 50 cm (con pannello disteso).  

Schema BLo schema di illuminazione maggiormente impiegato in macro prevede l’utilizzo di due lampeggiatori –uno principale ed uno secondario- posti con un’angolazione di quarantacinque gradi circa, sia rispetto all’asse dell’obiettivo che al piano di ripresa (Schema B).  

In molti casi è ininfluente da quale parte del soggetto (destra o sinistra)  viene a trovarsi il flash principale; tuttavia, nel caso di piccoli animali vivi (insetti, anfibi …), esso dovrebbe preferibilmente illuminare il soggetto in direzione testa-addome e non viceversa.

Il rapporto di illuminazione tra il flash principale e quello secondario dovrebbe variare tra 2:1 e 4:1. Nel caso di utilizzo di lampeggiatori manuali, il rapporto desiderato può essere facilmente ottenuto variando  la distanza flash-soggetto. Invece, esponendo in automatismo TTL-flash, occorre impostare il rapporto desiderato  sui pannelli di controllo delle singole unità. Si consultino, a proposito, i manuali dei propri lampeggiatori.

Ricordiamo che, un rapporto di illuminazione 2:1 significa uno scarto di 1 stop tra lampo principale e secondario, mentre in un rapporto di 4:1 vi sono approssimativamente  2 stop di differenza.

Inoltre, va sottolineato che,  in tutti i casi, l’effetto luce che “marcherà” l’immagine finale sarà  dato dal lampeggiatore principale. Il flash secondario ha il compito di ottimizzare l’effetto generale, attenuando la densità delle ombre e migliorando la loro leggibilità.

Nelle riprese in ambiente controllato,  i due lampeggiatori possono essere posti su altrettanti treppiedi da tavolo dotati di mini teste a sfera (ottima la combinazione mini-treppiede Manfrotto 209 + testa 210B). Invece, operando sul campo, è necessario utilizzare una staffa porta-lampeggiatori. Tra i modelli in commercio citiamo quelli proposti da Novoflex e da Manfrotto (sigla 330). Tuttavia, con un minimo di esperienza nel fai-da-tè, una staffa porta-flash può anche essere autocostruita.

Anche in questo caso, operando in automatismo TTL-flash, è necessario che i cavetti di collegamento nonché i raccordi a vie multiple siano dedicati. Attualmente, i più avanzati sistemi di flash operano anche senza cavi (controllo TTL-flash  wireless).

Lo schema B può essere completato con un terzo lampeggiatore da posizionare dietro il soggetto; in tal modo, ne vengono anche evidenziati il contorno e l’eventuale struttura interna.  

Schema CUn’interessante variante dello schema B consiste  nel collocare il flash principale al di là del soggetto –ovvero dietro ad esso, con una certa angolazione- e quello secondario anteriormente. Questo schema consente di ottenere effetti molto creativi, specialmente con soggetti semitrasparenti. Un suggerimento importante: per evitare riflessi interni ed immagini “fantasma”, è assolutamente necessario montare il paraluce sull’obiettivo di ripresa ed utilizzare un piccolo pannello di cartone nero che funzioni da “barriera” tra la sorgente luminosa e la parte frontale dell’obiettivo (Schema C).  

 

Il lampeggiatore anulare

E’ opinione diffusa che il flash anulare costituisca la soluzione più idonea per l’illuminazione a distanza ravvicinata. A mio parere, questo è solo parzialmente vero, e vediamo perché.

La caratteristica principale del lampeggiatore anulare è una luce assolutamente morbida che “abbraccia” il soggetto senza creare zone d’ombra. Sebbene questo effetto risulti prezioso per soggetti con determinate caratteristiche  (ad esempio, fiori dalla complessa struttura interna), per altri con consente di farne risaltare il volume e la profondità.  Con gli insetti, per fare un esempio, i risultati ottenuti con i classici flash anulari a parabola circolare  non possono considerarsi soddisfacenti.

Risultati migliori si ottengono con i recenti flash anulari costituiti da due o quattro piccole parabole lineari; queste ultime possono essere attivate anche singolarmente, addirittura dosando il rapporto di illuminazione tra le singole unità.

Si valuti, inoltre, l’eventualità di abbinare  il flash anulare con un piccolo flash a parabola classica posto dietro il soggetto; in tal modo è possibile aumentare sensibilmente  la tridimensionalità di quest’ultimo.

Gianni C. Schinezos


 

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