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soggetto
"luce"
Testo di Gianni C. Schinezos
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"L'enfasi che si pone sulla tecnica
può anche risultare, alla fine, soffocante"
Ansel Adams
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Ogni immagine è permeata di luce. Ma, per quanto paradossale, non sempre quest'ultima imprime significativamente l'immagine stessa;
soggetti interessanti vengono a volte letteralmente mortificati da
un'illuminazione stereotipa e poco creativa, che non riesce a
trasmettere né informazioni rilevanti né sensazioni. Sarebbe
avventato affermare che, in ogni ripresa, i termini "luce"
e "soggetto" dovrebbero coincidere?
La luce plasma e trasforma lo scenario naturale, fa risaltare o
degradare forme, volumi e strutture, altera i colori. Si tratta
dell'essenza stessa della fotografia - nessun'immagine è possibile
in assenza di luce - e, saper leggerne le caratteristiche, significa
essere in grado di controllare sufficientemente il risultato finale
delle riprese.
Un'illuminazione ordinaria non potrà che condurre a risultati
ordinari. Ma se questo è vero, risulta altrettanto difficile
affidarsi a regole preconfezionate, poiché ogni soggetto presenta
esigenze specifiche. Ad esempio, la luce morbida e diffusa, tipica
delle giornate nuvolose, risulta generalmente poco adatta per le
riprese da lunga distanza dell'ambiente naturale. La stessa,
tuttavia, è addirittura consigliabile nel close-up di fiori, specie
quelli dai colori tenui (bianchi, gialli, azzurrognoli) e dalla
complessa struttura interna.
Un caso similare riguarda le dominanti cromatiche. Com'è noto, le
pellicole fotografiche per luce diurna sono equilibrate a 5.500
gradi Kelvin, mentre i vari tipi di luce diurna sono caratterizzati
da valori di temperatura di colore che possono discostarsi in misura
anche sensibile. Il risultato ne è una resa alterata del colore con
comparsa di dominanti che tendono verso tonalità azzurrognole-blu
(in gergo "fredde") oppure arancio-rosse
("calde"). Mentre in talune situazioni di ripresa le
dominanti vanno correte al fine di ristabilire la resa cromatica
reale, in altre circostanze proprio esse imprimono forza e
personalità all'immagine, poiché trasmettono all'osservatore
determinate sensazioni (effetti psicologici del colore).
Gli effetti della luce sui diversi soggetti sono determinati
principalmente da tre caratteristiche della stessa: intensità,
direzione e grado di diffusione. Esse esaltano o abbattono le
caratteristiche strutturali del soggetto e influenzano la
riproducibilità del dettaglio.
Per quanto riguarda la luce direzionale, è soprattutto l'angolo
d'incidenza che determina la resa delle forme e delle strutture di
superficie. L'illuminazione assiale (direzione della luce ed asse di
ripresa coincidenti) è del tutto ordinaria e raramente porta a
risultati entusiasmanti. Il dettaglio di superficie emerge solamente
con un'illuminazione con angolo d'incidenza sufficientemente basso e
di questo occorre tener conto sia nelle riprese dell'ambiente
naturale che in quelle ravvicinate. Invece, in soggetti con parti
trasparenti o semitrasparenti, solo l'illuminazione posteriore può
evidenziare tali strutture.
Sebbene la qualità dell'illuminazione condizioni indirettamente ma
drasticamente il risultato estetico di tutte le immagini,
soprattutto nelle riprese dello scenario naturale essa appare
protagonista incontrastata. E' stupefacente constatare come un
paesaggio cambi volto nelle diverse ore della giornata, oppure in
condizioni atmosferiche differenti. A tal proposito, va sottolineata
l'importanza ed il peso di queste ultime: creando effetti di luce
spesso drammatici, eventi meteorologici inconsueti o avversi possono
disegnare immagini particolarmente suggestive. Questo vale
soprattutto per soggetti noti e molto fotografati; il carattere
della luce ed un punto di ripresa ben studiato, porteranno ad
immagini intense e nuove.
Nelle riprese da lunga distanza, oltre ad un'eventuale filtratura,
non è possibile esercitare nessun controllo sulla luce diurna
esistente. Tuttavia, nel campo ravvicinato siamo in grado di
apportare significative migliorie se l'illuminazione naturale
risulti inadeguata per il soggetto specifico. Un pannello
riflettente, ad esempio, fungendo da illuminatore passivo, può
alleggerire ombre troppo nette e restituire in esse un buon grado di
leggibilità. Risultati analoghi, ed ancora più intensi, si
ottengono utilizzando un illuminatore attivo, ovvero un flash. Quasi
tutti i lampeggiatori dell'ultima generazione sono in grado di
legare in pieno automatismo la luce artificiale con quella esistente
(fill-in) e restituirci immagini perfettamente equilibrate.
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Gianni C. Schinezos
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Nota: il testo di questo articolo è stato pubblicato per la prima volta nella rivista TERRA, nel numero di febbraio 2002.
Immagini:
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Iris sibirica. Nikon F90X, Micro Nikkor 200mm f/4 IF, Fujichrome Velvia. Foto Gianni Schinezos
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Torrente sulle pendici del Monte Grappa. Nikon F801S, Micro Nikkor 200mm f/4 IF, Fujichrome
Velvia. Foto Gianni Schinezos.
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Airone cenerino
(Ardea cinerea), in un canale della città di Padova. Nikon F90X, AF Nikkor 300mm f/4 ED IF, Fujichrome
Velvia. Foto Armando Maniciati.
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