Il Parco del Triglav è uno dei parchi meglio conservati d'Europa.
La scarsità delle strade, degli impianti a fune e delle vie ferrate
ha permesso di mantenere intatto un ambiente unico, che assomma la
vertigine delle grandi pareti alle spettacolari erosioni carsiche
causate dal lavorio millenario delle acque, la rarità delle specie
botaniche alla diffusione di quelle faunistiche.
Il più grande
esploratore e cantore delle Alpi Giulie fu un
botanico-alpinista-musicista triestino, Julius Kugy, che fra il 1885
e il 1910 vi compì centinaia di escursioni per la ricerca quasi
ossessiva di quello che per lui diventò una specie di "Graal
dei botanici", lo scopo della sua vita: un fiore, la Scabiosa Trenta, che cent'anni prima era stato descritto da Hacquet.
Kugy la cercò
invano per decenni, scoprendo però montagne bellissime e penetrando
nella dimenticata Val Trenta, ancor oggi uno degli angoli più
poveri e idilliaci delle Giulie, quella valle che gli tenne nascosto
un fiore mai esistito: sì, Hacquet s'era sbagliato, ma Julius non
si pentì mai dell'errore fatto, neppure quando in vecchiaia se ne
rese conto.
Il Parco
Nazionale del Triglav è uno dei primi parchi nazionali fondati in
Europa; risale al 1908 l'idea di porre sotto tutela questo
territorio, idea che si concretizzò solo nel 1924 per iniziativa
dell'Associazione Musei della Slovenia e della Società Alpinistica
che presero in affitto, per un periodo di 20 anni, la vallata dei
laghi del Triglav (una superficie di 1400 ettari), proclamandola
"Parco di protezione della natura alpina". Per molti anni,
in seguito, si cercò invano di rinnovare tale tutela, fino al 1961,
quando fu possibile realizzare un Parco Nazionale con una superficie
un po’ più vasta, che solo 20 anni dopo fu estesa alle dimensioni
attuali.
Caratteri
geomorfologici
Il Parco porta il nome del Triglav (2864 metri)
che è il simbolo della Slovenia, il monte più alto delle Alpi
Giulie situato al centro del territorio tutelato che ha una
superficie di 84.805 ettari.
Le rocce che compongono il Triglav e le montagne del Parco
sono calcari e dolomie tipiche delle Alpi Giulie, con ricchi
giacimenti fossili. Sono strati rocciosi facilmente aggredibili
dall'erosione chimica dell'acqua e per questo soggetti a un forte
carsismo che si manifesta con campi solcati, inghiottitoi, doline e
grotte profonde anche centinaia di metri; per questo le montagne del
Triglav presentano in quota paesaggi aridi e lunari, mentre nelle
valli le acque riemergono copiose, favorite anche dal clima
particolarmente piovoso, e formano laghi, cascate e torrenti che si
scavano il letto in forre strette e spettacolari come quella di
Vintgar, vicino Bled, o di Mlinarica, nella Val Trenta o le
pittoresche cascate del
fiume Savica a Bohinj, le due cascate Pericnik a Vrata e quella del
fiume Sum a Vintgar. I laghi più belli sono quelli della Valle dei
Sette Laghi che sono alimentati da sorgenti carsiche.
Vegetazione
e fauna
La ricchezza della vegetazione ha sempre attirato
l'attenzione di famosi botanici europei che già dal Settecento
cominciarono a visitare le Alpi Giulie, scoprendovi nuove specie e
fra esse molte endemiche. Tale ricchezza è dovuta in gran parte
alla vicinanza del mare, che influisce sul clima, permettendo la
crescita di specie termofile accanto a quelle alpine.
La grande
rilevanza botanica del Parco del Triglav non è circoscritta ai soli
consorzi forestali; conosciute per la ricchezza della flora, sono le
distese erbose del Crna prst, le pendici del Krn, del Rdeci rob e
della Sella del Mangart. Fra gli endemismi si segnalano la rosa del
Triglav (Pontentilla nitida),
che cresce fin sulla vetta del monte di cui porta il nome, la Primula
wulfeniana, il bianco papavero delle Alpi Giulie (Papaver
julicum), l'iris di Bohinj (Iris
cengialti volhinensis) e la genziana del Triglav; ma non mancano
le specie alpine più caratteristiche come la stella alpina,
l'orecchia d'orso, la nigritella, la scarpetta di Venere, il giglio
rosso, il giglio martagone e altre.
Una gestione
faunistica ispirata a principi di opportunità venatoria ha commesso
in passato l'errore di introdurre dei mufloni, mai esistiti nella
zona, che possono causare problemi di concorrenza alimentare con gli
altri ungulati presenti nel Parco: cervi, caprioli, camosci e
stambecchi.
I boschi di
abete rosso costituiscono l'habitat più tipico per lo scoiattolo e
gli offrono sia un sicuro ricovero sia abbondanti provviste
alimentari; la sua presenza, infatti, è spesso indicata dai vistosi
residui degli strobili, conseguenza di un intenso lavoro di rosura,
che si rinvengono in gran quantità ai piedi degli abeti. Un'altro
roditore, molto comune nei boschi di fondo valle, è il ghiro che
spesso colonizza i fienili o le soffitte di baite e rifugi. Negli
stessi ambienti vive anche il driomio, il cui incontro è però un
evento molto raro a causa dei costumi riservati e per il fatto che
la sua distribuzione non è molto conosciuta.
L'orso e la lince
lasciano tracce del loro passaggio nel Parco sempre più
frequentemente, specialmente l'orso, nei terreni resi molli dal
disgelo. Tra gli altri
mammiferi sono presenti la marmotta, il tasso, la donnola, il riccio
orientale, l'ermellino, la lepre variabile e la lontra che con molta
fortuna può essere osservata lungo i corsi d'acqua.
Tra gli uccelli si
segnalano l'aquila reale, la poiana, il gufo reale, il gallo
cedrone, il gallo forcello, la pernice bianca, la coturnice, il
francolino di monte, il picchio muraiolo e il merlo dal collare.
Tra la fauna a torto considerata "minore",
non si può tralasciare la vipera dal corno (Vipera ammodytes),
diffusa dal Peloponneso e dalle isole Cicladi all'Austria
meridionale e all'Italia nordorientale, il cui areale sembra tuttora
in espansione verso occidente. Nota per il caratteristico corno
nasale, si ritiene che il suo morso sia il più velenoso tra quelli
delle vipere europee, ma ciò non deve allarmare: si tratta infatti
di un serpente lento e flemmatico, poco irascibile e quindi poco o
nulla pericoloso. Caratteristica di questa parte delle Alpi, è la
lucertola di Horvath, e tra gli insetti numerosi coleotteri e
farfalle come l'apollo. Logicamente non sono soltanto questi animali
a popolare il Parco: vi si rinvengono infatti tutte le specie
tipiche degli ambienti alpini che si succedono dal piano montano a
quello nivale.
Centinaia d'anni fa, al centro delle solitarie valli di
Trenta e Bohinj, fu raccontata per la prima volta la leggenda di
Zlatorog, un misterioso stambecco bianco dalle corna d'oro, che dopo
essere stato ferito da un’avido cacciatore nascose tra le montagne
il tesoro che costudiva per poi scomparire per sempre.
Le leggende fiorite attorno al Triglav parlano sempre di
qualcosa difficile da vedere, da avere, da trovare, come la bellezza
di queste montagne: una bellezza non immediata, pronta a svelarsi
solo a chi la cerca con infinita pazienza e infinito rispetto. Chi
viene nel Parco con questo atteggiamento potrà sperare di essere
premiato con ogni genere di sorpresa. Chissà, forse anche quella di
intravedere uno stambecco dalle corna d'oro, di trovare un tesoro
nascosto, o di scoprire un fiore che non c'è su alcun manuale di
botanica.
Armando
Maniciati
NOTE E
CONSIGLI
Visto il clima generalmente rigido con inverni molto lunghi,
il periodo ideale alla visita del Parco, è l'estate che è anche,
il periodo di maggior afflusso turistico. La primavera e l'autunno
riservano le più belle sorprese; in questi periodi, infatti, il
vero spettacolo del Parco è la vegetazione che assume colori e
odori particolari.
Una fitta rete
di sentieri ben segnalati, che toccano numerosi rifugi, permette la
visita con possibili incontri con la flora e la fauna locale.
Una delle
attrazioni principali è l'altopiano di Pokljuka che permette varie
escursioni, tranquille e divertenti, dove oltre alla pecceta si
possono vedere bellissime e vaste torbiere; inoltre, sempre nei
pressi di Bled, si trovano la forra di Vintgar e quella asciutta di
Pokljuka, entrambe percorribili con appositi sentieri. Di notevole
interesse turistico sono anche le cascate della Savica, facilmente
raggiungibili dal parcheggio di Dom Savica da cui si diparte il
sentiero per la Valle dei Sette Laghi, una delle più affascinanti
località del Parco. Venendo dal Passo Predil, è da non perdere la
salita alla Sella del Mangart, attraverso una stretta, tortuosa e
ripida stradina che appaga per i meravigliosi paesaggi e le stupende
fioriture. Nell'alta
Val Trenta si trova il giardino botanico "Alpinum Juliana"
fondato nel 1926 dal barone triestino Bois de Chesne.
Attrezzatura
fotografica
Tre sono gli obiettivi che non devono assolutamente mancare
nello zaino: un grandangolo per i paesaggi, un teleobiettivo
(300/400 mm) per la fauna ed un obiettivo macro (100/200 mm) per i
fiori e la fauna minore; si consiglia l’uso di pellicole a bassa
sensibilità (50-100 asa) e di un buon cavalletto.
Come
arrivarci
Il Parco si estende nei territori dei tre comuni di Jesenice,
Radovljica e Tolmin, si raggiunge con l'autostrada A23
Udine-Tarvisio uscendo a Tarvisio per Kranjska Gora e Bled (versante
Nord), dove ha sede il Parco, oppure con l'autostrada A4
Venezia-Trieste, deviazione per Gorizia da dove si risale l'Isonzo
verso Nord fino a Tolmino e Caporetto (versante Sud). Alcuni valichi
minori, Passo Predil, Uccea (transitabile solo durante le ore
diurne),permettono di raggiungere il versante Ovest dal Friuli.
In treno bisogna
arrivare a Gorizia e passare il confine a Nova Gorica da dove una
linea ferroviaria raggiunge Bled passando per il lato Sud-Ovest del
Parco.
Indirizzi
utili
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Ufficio
del turismo Sloveno, Via L.Palazzi 2/A 20124 Milano tel.
0229511187 fax 0229510997.
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Parco
Nazionale del Triglav, Kidriceva 2, 64260 Bled (Slovenia),
tel.064-77407 fax 064-77408.
-
Dom
Trenta (Centro informazioni P.N.Triglav), Val Trenta tel.
065-89330
-
Per
informazioni turistiche:Agenzia Turistica Alpinum, Ribcev Laz
50, 64265 Bohinjsko Jezero, tel.064-723441.
Uffici
turistici locali:
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64260
Bled, Cesta svobede 15, tel 064-77409/76012;
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65230 Bovec, Trg golobarskih zrtev 18, tel.065-86202;
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64280 Kranjska Gora, Borovska 81, tel.064-88768;
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64265 Bohinjsko Jezero, tel. 064-76370.
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