La
grandiosità e il mistero della migrazione prendono forma davanti ai
nostri occhi quando osserviamo la moltitudine di uccelli acquatici,
provenienti dall’Europa nord-orientale, in pastura negli specchi
d’acqua più tranquilli delle lagune dell’Alto Adriatico. Le
lagune di Venezia, di Marano e Grado assieme ad aree più piccole,
ma altrettanto preziose come le Valli di Caorle, le foci del
Tagliamento, Valle Cavanata e le foci dell’Isonzo creano una
ragnatela di zone umide che percorrono il lungo arco costiero che va
da Venezia a Trieste.
I grandi stormi di anatre, folaghe, oche e limicoli e qui svernanti
basterebbero da soli a giustificare la protezione di questi ambienti
come aree di rilevanza internazionale; purtroppo, solo piccole
porzioni di queste paludi salmastre sono adeguatamente protette.
Anatre a folaghe
La
popolazione di anatre e folaghe svernanti regolarmente nella sola
Laguna di Venezia é di circa 60.000 unità; almeno altrettanti
individui popolano le altre lagune alto-adriatiche. Purtroppo, a
causa dell’altissima pressione venatoria, l’osservazione degli
stormi di “waterfowls” (come gli inglesi chiamano anatre e
folaghe) è tutt’altro che facile!
Durante il giorno, infatti, le
anatre si concentrano in poche aree sicure e inaccessibili,
localizzate all’interno delle valli da pesca più ampie,
spostandosi nelle zone di pastura solo nelle ore notturne, quando le
tenebre le proteggono dalle fucilate.
Stormi di una
certa consistenza, soprattutto di anatre tuffatrici (come morette e
moriglioni) e di folaghe, sono osservabili lungo le strade che
costeggiano Valle Cavanata (GO) o il basso corso del Sile e la
cosiddetta Piave Vecchia, vicino a Jesolo (VE). Un posto ideale per
osservare sia anatre tuffatrici sia di superficie come alzavole,
fischioni, codoni è la splendida e attrezzata Riserva Naturale
dell’Isola della Cona, alle Foci dell’Isonzo, in comune di
Staranzano (GO).
Anatre marine come
smerghi, quattrocchi, edredoni e rari orchetti marini, oltre a
strolaghe e svassi, possono essere osservati, con l’ausilio di un
buon cannocchiale e fotografate con lunghi tele (500 o 600 mm muniti
magari di moltiplicatore di focale 1,4x o 2x) nei tratti di mare
prospicienti le foci dell’Isonzo, dalle dighe foranee che si
protendono in mare dai lidi del litorale veneziano (Cà Roman vicino
a Chioggia, S. Nicolò di Lido e Punta Sabbioni, vicino al
Cavallino), nelle acque del porto di Trieste o lungo la zona
costiera compresa tra Miramare e Duino.
Oche selvatiche
e cormorani
Negli inverni più
rigidi, tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, quando i
laghi e le paludi dell’Europa centro-orientale gelano
completamente, grandi contingenti di oche granaiole, selvatiche e
lombardelle scendono a sud, in cerca di cibo.
Le valli da pesca
situate nelle vicinanze di Caorle (Valle Zignago e Valle Vecchia,
recentemente riallagata e ripristinata a zona umida, dopo decenni di
bonifica) e di Grado (Valle Cavanata, Valle Canal Novo a Marano e
l’Isola della Cona) costituiscono ottimi punti per
l’osservazione delle oche. Accanto alle oche “grigie” (nel
1987 ne sono state censite ben 12.000) non è escluso che il
“birdwatcher” più fortunato possa avvistare, e magari
fotografare, qualche esemplare di oca del Canada o di rarissima oca
collorosso.
Mentre, la presenza di oche svernanti è andata
calando negli anni a causa forse del progressivo aumento delle
temperature medie provocato dall’effetto serra, una specie in
sicuro aumento è il cormorano. Gruppi di marangoni comuni che
pescano o si asciugano le ali stese al pallido sole invernale sono
osservabili dai ponti translagunari che attraversano la Laguna di
Venezia (il Ponte della Libertà ed il ponte per Chioggia) o nel
corso di escursioni in barca nella Laguna di Grado e Marano.
Dagli
argini delle valli da pesca della Laguna Nord di Venezia, come le
Valli Dogà e Grassabò, situate tra Caposile e Jesolo, i più
attenti osservatori potranno forse individuare anche il rarissimo
marangone minore, presente regolarmente, da pochi anni, in queste
zone.
Limicoli ed ardeidi
Le lagune dell’Alto Adriatico, soggette alle più forti escursioni
di marea del Mediterraneo, costituiscono un’importante area di
svernamento per piovanelli pancianera, chiurli e pivieresse che,
percorrendo la cosiddetta “East Atlantic Flyway”, giungono qua
ogni anno dalle zone di nidificazione localizzate in Polonia, Russia
e Scandinavia; le presenze invernali di limicoli censite nel
veneziano sono di 40.000-50.000 unità.
Gruppi
consistenti di chiurli possono essere osservati dai capanni
attrezzati nell’oasi dell’Isola della Cona o, durante la bassa
marea, nel tratto di spiaggia prospiciente Valle Cavanata. Altre
aree adatte all’osservazione dei limicoli sono le barene vicino a
Lio Piccolo e Treporti (VE) e intorno all’isola di S. Erasmo,
raggiungibile da Venezia con i mezzi pubblici di trasporto acqueo.
In
questi ambienti è comune avvistare anche numerosi aironi cinerini o
le onnipresenti garzette, nonché i più rari aironi bianchi
maggiori, lo schivo tarabuso o addirittura qualche spatola.
Rapaci
Percorrendo in automobile
le stradine che si addentrano tra i campi nella cosiddetta area
della Brussa, a nord di Caorle, o nelle vicinanze del Bosco Bando
(vicino a Marano Lagunare) o del Bosco di Cessalto (Venezia), sugli
alberi coperti di brina o sui pali telefonici stanno appostate
numerose poiane comuni e, a volte, qualche rara poiana calzata o
codabianca.
I canneti e i campi di stoppie sono sorvolati dal falco di palude e
dall’albanella reale, riconoscibili per il loro caratteristico
volo di caccia composto da lente planate a bassa quota con le ali a
V, alternate a pochi e misurati battiti d’ala.
Negli
inverni più rigidi, al seguito dei grandi stormi di anatre ed oche,
arriva anche qualche rarissimo esemplare di aquila anatraia
maggiore, in genere individui giovani ed erratici.
L’emozione
di poter osservare il volo potente e maestoso dei rapaci in caccia,
ascoltare i richiami e lo sciacquio dell’acqua mossa da centinaia
di zampe di anatre e folaghe, ammirare i repentini cambi di
direzione e le acrobazie aeree degli stormi di piovanelli vi
ricompenserà delle lunghe attese al freddo e tra la nebbia, in un
clima che a volte ricorda più il gelo del Mare del Nord piuttosto
che le tiepide sponde del Mediterraneo.
NOTE E
CONSIGLI
Attrezzatura
fotografica
La
sospettosità degli uccelli (abituati più alle fucilate che alle
fotografie) rende indispensabile l’impiego di teleobiettivi a
lunga focale, da 500 mm in su. Quando possibile, usate
l’automobile come fosse un capanno mobile; gli uccelli hanno meno
paura delle nostre “scatole di latta” piuttosto che di un uomo
che cammina. In ogni caso, fate attenzione a non creare pericolo e
intralcio alla circolazione.
Non dimenticate obbiettivi
grandangolari e macro per foto di paesaggio e particolari.
Usate pellicole a sensibilità
medio-bassa (50-100 ASA) per una migliore definizione e resa
cromatica e un buon cavalletto che eliminerà ogni rischio di
micromosso.
Nelle
Riserve Naturali Regionali dell’Isola della Cona (GO) e del Canal
Novo di Marano Lagunare (UD) ci sono comodi capanni attrezzati,
utilizzabili a fini fotografici. Nelle domeniche di sole, queste
oasi possono essere frequentate da numerosi gitanti; se potete,
visitatele il sabato o nei giorni infrasettimanali.
Attrezzatevi
con un abbigliamento caldo e funzionale, proteggendo soprattutto i
piedi e le mani dal freddo e dall’umidità con guanti e calzature
imbottite e, possibilmente, impermeabili.
Numeri telefonici e indirizzi internet
|
|